Circa Idraulico1999

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Chimera annunciatrice

Paolo continuava a ripetere che voleva farmi godere, che voleva farmi male, fino a quando il nostro ritmo divenne più solerte e le nostre posizioni cambiarono. Quando gli dissi che non potevo più aspettare e che volevo venire, il suo movimento divenne più frenetico. Fu un orgasmo convulso, irrefrenabile, pastoso e travolgente, poiché tutte le cellule del mio corpo tremarono e mentre godevo d’un piacere immenso sentii il liquido denso della sua consistente e lattiginosa sborrata riempire tutta la mia foltissima e pelosissima fica osservando frattanto il corpo di Paolo tendersi, finanche lui colpito da un poderoso orgasmo liberatorio per quel piacere istintivamente raggiunto. Era questa l’immagine che avevo di Paolo, tuttavia quando riaprii gli occhi io ero totalmente al buio distesa sul letto della mia camera. 

Di |2019-12-16T13:42:00+01:0022 Ottobre 2019|Racconti Erotici Etero|

Conoscenza strabiliante

In quel tipico frangente sentii l’erezione sfuggire al mio controllo, poiché se ne accorse anche lei accogliendola sopra alla stoffa leggera dei miei pantaloncini da corsa con una carezza. Il palmo caldo si posò sul mio pene, prima delicatamente e poi premendo più forte, mentre le dita si richiudevano intorno al fusto che si gonfiava sempre più. Il suo corpo caldo e profumato di femmina eccitata sfiorò il mio, mentre l’altra mano s’insinuava partendo dal basso sotto la mia maglietta risalendo lungo il ventre fino a raggiungere il mio torace, dove indugiò accarezzandomi i capezzoli. La sua bocca sul mio collo, le labbra umide e la punta della lingua rovente percorsero i miei nervi in tensione tra la spalla e la mascella, finché sentii il suo alito caldo sul lobo dell’orecchio. 

Di |2019-12-16T14:04:45+01:0015 Ottobre 2019|Racconti Erotici Etero|

Adattarsi alla collettività

Fiorendo e prosperando capii assimilando ben presto che le donne mi eccitavano in special modo, perché le ritenevo valutandole come la rappresentazione ideale del bello, il ritratto dell’aggraziato, ma avvampavo infiammandomi in ultimo al passaggio degli uomini e forse in fondo tanto lesbica non ero. Ho dato il mio primo bacio senza lingua, giacché me la facevo sotto ad amoreggiare, figuriamoci a praticare del sesso, poi ho deciso, dato che per me ci voleva un ragazzo, un vero fidanzato. Uno di quelli che t’infila la fedina in oro bianco all’anulare sinistro, che ti fanno conoscere la mamma, il papà, la nonna e tutta la squadra al completo. Quelli che decantano magnificando le tue doti culinarie, dove confortano e rassicurano i parenti, che in caso di matrimonio non avrebbero corso l’azzardo, l’incognita e il rischio di morire di fame. 

Di |2019-12-16T15:30:22+01:0011 Ottobre 2019|Racconti Erotici|

Smetto di fare sogni

Lui sta ancora placidamente dormendo dopo una notte che ci ha radicalmente indebolito, infiacchendoci e sfinendoci dal piacere vissuto. Amore mio, dato che sei lontano chilometri e chilometri, credo e suppongo fermamente che lui sia molto contento e perfino un po’ stupito di trovarmi se possibile al momento più affamata e maggiormente accaldata del solito, perché se soltanto sapesse che nel nostro letto il tuo viso s’appoggia tanto spesso al suo, che sono le tue mani che m’accarezzano con tenerezza, che è la tua lingua che dalle mie labbra con studiata lentezza percorre il ventre morbido e abbandonato arriva a quelle altre labbra là di sotto: ebbene sì, quelle labbra rosse già bagnate di te, pronte per essere baciate con abilità e con maestria, insieme a quel rubino di carne compatto, rassodato e deliziosamente temprato dall’attesa dell’orgasmo.

 

Se al presente semplicemente sapesse, che è il tuo sesso a penetrarmi con forza mentre mormori le parole benevole, soavi e ingiuriose del piacere che coglie me e lui impreparati tant’è violento nel suo insieme, facendoci radicalmente urlare e lasciandoci stanchissimi l’uno sull’altra, assieme ai vostri due semi mescolati nel mio ventre famelico. Amore mio, adesso devo confidarti che mi trovo sotto la doccia, l’acqua calda scorre, il sapone è morbido e profumato, mentre io comincio a massaggiare la pelle così gradevole al tatto mentre ti penso intensamente. 

 

In quel momento le mie mani diventano le tue, perché sei di nuovo tu che m’accarezzi, però questa volta siamo da soli, tenuto conto che le tue labbra indugiano attardandosi sulla mia spalla e sul mio seno, nel tempo in cui il sapone continua a scivolarmi sul corpo. Io sono frastornata e intontita dal profumo e dal caldo, ti amo e ti voglio come non mai, la mia mano trova il sesso morbido e pronto, tenuto conto che io devo appoggiarmi al muro per non cadere, laddove un inedito e sconosciuto piacere m’acchiappa sorprendendomi irrimediabilmente. Io ripeto il tuo nome mentre l’acqua continua a scorrere dolcemente su di me, poiché adesso sono le tue braccia forti che mi stringono mentre tu sussurri bonariamente soavi parole: 

 

“Sono qui amore mio, sono sempre stato qui”. 

 

Il cellulare nel frattempo squilla, io chiudo l’acqua della doccia che scorre e vado a rispondere, nel tempo in cui il vapore umido si disperde per l’aria insieme al tuo viso, alle tue mani e a te, mentre io smetto sgarbatamente di sognare. 

 

{Idraulico anno 1999}   

 

 

 

 

 

 

Di |2019-12-16T15:24:29+01:008 Ottobre 2019|Racconti Erotici|

Seducente all’inverosimile

“Chiamami più tardi, appena potrai, ti amo”. 

 

Una mattina m’aveva lasciato un bel messaggio in segreteria, eppure sapevo che forse sarebbe stato meglio non consultarci né sentirci né vederci più: il perché era molto lineare e semplice da spiegare. Lui, invero, uomo d’affari quarantasettenne, sposato con una professoressa dal carattere intollerabile ed esageratamente attaccata e fissata al lavoro, padre d’una ragazza giovanissima la quale voglio bene come una sorella, però ancora troppo piccina, impreparata e novellina perché affronti giudiziosamente e intelligentemente la sua esistenza, sfuggendo alle afflizioni, ai crucci e ai tormenti d’una separazione prossima dei suoi genitori. 

 

Io, viceversa, ragazza trentenne, studentessa non proprio esempio né modello di legge, con la passione per il teatro e per la musica, indipendente, libera e sola, però anche indisciplinata, sregolata e a tratti piuttosto ribelle e cospirante. Due mondi nettamente opposti in verità, senza dubbio del tutto divergenti, due facce della società moderna che non hanno nulla in comune. Ripensandoci bene, rimuginavo da quando era accaduto tutto ciò, da quanto tempo andava avanti quest’incantevole quanto temibile follia. Il disastro o meglio il pasticcio, era cominciato cinque mesi prima in vacanza al mare, siccome io lo chiamo disastro anche se è una storia bellissima, deliziosa e passionale, che ci sta portando malgrado ciò alla deriva. La prima volta che lo vidi frequentava un corso avanzato da subacqueo, io invece fifona e insicura come il solito stavo per andarmene prima della dimostrazione pratica, lui già esperto ascoltava i consigli dell’istruttore tentando di fargli capire quanto fosse bravo. La prima mossa iniziale fu sua ovviamente, anche perché io non lo avevo notato tra tutta quella gente, nondimeno appena accennai la mia fuga, adesso che rammento apprensiva e codarda, lui m’afferrò affabilmente per un braccio portandomi fino all’attrezzatura che gli avevano giustappunto assegnato: 

 

“Ho bisogno d’una compagna. Non vorrai tirarti indietro proprio adesso? Ti dico questo, perché non è educato né garbato lasciare un uomo da solo prima di cominciare” - aveva animosamente lui esordito, detto ciò mi convinse inducendomi di restare. 

 

Le vacanze passarono in fretta tra prove sott’acqua, brevi immersioni, giri in barca, passeggiate sulla spiaggia a notte fonda tra innumerevoli bottiglie di birra gelata e dissetante, spartite deliziosamente in comune sintonia dopo una conversazione amabile, lunghissima e intrigante. Un sogno però, una deliziosa brama, che malauguratamente doveva sennonché bloccarsi interrompendosi in definitiva sfortunatamente lì, considerate le vite diverse e le differenti città di provenienza d’entrambi. Questo concepivo e ponderavo io all’epoca, dal momento che ero credulona, ingenua e persino inesperta. Io bergamasca d’origine, non avrei mai considerato né contemplato né pensato di frequentare l’università proprio a Urbino nelle Marche, che caso vuole era proprio la città dove Riccardo l’uomo delle vacanze lavorava per tutta la settimana, giacché ritornava a Pesaro soltanto verso il sabato pomeriggio d’ogni settimana per vedere la figlia. 

 

Sono stati diciotto mesi pieni di gelosie, di carichi e di litigi, straripanti di slanci e debordanti d’autentiche passioni, ma soprattutto costellati d’immenso amore. Io in realtà non avevo mai escogitato né pensato all’amante come una donna innamorata, però attualmente dato che io sono l’affezionata e la diretta interessata, al presente afferro, assimilo e comprendo molte cose e forse oggigiorno sono meno gretta, insofferente e intollerante sotto alcuni aspetti, giacché non me la sento di dare giudizi affrettati né valutazioni frettolose, verso le vite d’altre persone che agiscono nella mia identica circostanza. Come si dice in questi casi, ma non solo, adesso ti rendi conto che nelle faccende ci devi stare immerso dentro per capirle e per comprenderle appieno che cosa si prova, in conclusione è indispensabile provare per credere. Ogni storia è veramente a sé. Io ero annientata e sopraffatta dai ricordi, restavo immobile, intanto che mi rilassavo intorpidendomi già all’interno della vasca da bagno quando avrei già dovuto chiamarlo. Era sabato sera e lui era a Pesaro con la moglie, sennonché all’alba io compongo il numero del cellulare sperando che non sia già spento, per fortuna non è così, dal momento che una voce appassionata e coinvolta mi risponde: 

 

“Sì, pronto”. 

 

“E’ abbastanza tardi, oppure stavi forse tentando di convincere tua moglie ad andare a dormire?” - gli risposi io, con il tono per l’occasione da bimba accanita, implacabile e leggermente stizzita che lo faceva impazzire. 

 

“Abbastanza tardi non direi, perché io gradirei essere lì da te per baciarti il collo, la schiena, il petto e anche altro”. 

 

“E poi? Dimmi un cosa? Che cosa vorresti farmi se fossimo vicini. Sì, dai, continua così, ti prego”. 

 

La sua richiesta aveva un non so che d’implorante, d’incantatore e di seduttore al tempo stesso, il dialogo era interessante, molto piacevole, fluente e incuriosente, in tal modo continuai: 

 

“Beh, ti spoglierei e poi inizierei a baciarti sempre più in basso, fino a raggiungere l’oggetto nascosto dei miei desideri, dopo giunta fino lì lo leccherei fino a farlo scoppiare”. 

 

Io captavo lucidamente il suo respiro aumentare, giacché cresceva a ogni mia parola, avvertivo la mia pelosissima e rossiccia fica bagnata dai miei stessi fluidi, poiché sembrava come se fossimo vicini, come se lui stesse eccitando ogni mio singolo muscolo: 

 

“In questa maniera mi fai eccitare bambina. Sai che rischi grosso, quando tornerò a Urbino te ne accorgerai. Potrei non farti uscire dalla stanza da letto per una settimana intera. Ho voglia di scoparti”. 

 

“Come corri, però. Sei lontano e ricordati che non puoi, perché anch’io ho tanta voglia di scoparti. Buonanotte”. 

 

Misi giù il telefono e iniziai a fantasticare, a vagare nei meandri della mia focosa e istintiva ardente genialità. La mano che prima teneva la cornetta discese verso la mia foltissima e rossastra fica diventata abbondantemente infuocata e impaziente, che nel frattempo desiderava sognando solamente di godere. Io m’accarezzai adagio il clitoride per poi digradare verso il buchino, che già fremeva pronto per accogliere le mie dita, in quanto ero talmente aizzata, eccitata e scatenata. Io mi masturbavo freneticamente pensando al suo cazzo che entrava e che usciva da me, poiché mi stavo in effetti masturbando liberamente in totale piacimento in assenza di lui. Io rimuginavo focosamente e istintivamente, quando lui gradiva in modo appassionato sborrarmi sugli occhiali impiastricciandomeli tutti, poiché questa era la sua impudica e invereconda visione, la sua personale ossessione, giacché questa viziosa, intima e lussuriosa prerogativa lui la compiva sovente, in quanto lo faceva eccitare attizzandolo tantissimo, divulgandomi in conclusione che questo licenzioso e traviato atto lo prediligeva in special modo, facendolo in definiva sproloquiare dal piacere, perché mi marchiava in questo modo a suo totale piacimento, intanto che osservava la sua accogliente e densa bianca essenza, che a rilento mi colava sulle lenti e sulla faccia. 

 

L’orgasmo esplose sennonché quasi subito, scardinandomi radicalmente le membra e fu davvero energico, intenso e possente, giacché urlai fortissimo per il godimento sperimentato. Da quella volta, infatti, quando gli telefono, spesso ci ritroviamo a fare sesso a distanza in attesa che arrivi lunedì, a tal punto lo divoro nuovamente a mio gustoso, invitante e stuzzicante piacimento. 

 

{Idraulico anno 1999}  

 

 

 

 

Di |2019-12-16T14:39:53+01:007 Ottobre 2019|Racconti Erotici Etero|

Creatura imperscrutabile

La mano destra s’allontanò dalla bocca, perché adesso mi stringeva forte sul collo. Nello stesso istante in cui soffiò quel fumo intenso affondò l’altra mano dentro di me, percepii un unico movimento deciso, forte e profondo, che mi scosse come una frustata. Lui mi tenne ferma e poi iniziò a massaggiare dolcemente esplorando i lati e le profondità alle quali non poteva arrivare semplicemente con le dita, in quella circostanza io mi sentivo come una diga che crollava al suo passaggio inondando tutto ciò che c’era intorno, infine mi spinse per terra sul pavimento freddo e la mia bocca sul suo sesso, mi scostò in modo lieve i capelli del volto perché voleva godere con gli occhi della vista, così come con il cazzo s’impossessava della mia bocca. 

Di |2019-12-16T14:14:10+01:0030 Settembre 2019|Racconti Erotici Etero|

Impensierito ma invogliato

Dalla vetrata ti vedo arrivare, ti guardi attorno, sembri allarmato e impaurito. Tutto è pronto per il tuo arrivo, le candele sono accese, un brano di Sting come sottofondo musicale per creare la giusta atmosfera. Ebbene sì, ho programmato tutto nei minimi particolari, compreso il mio abbigliamento molto leggero, niente pelle, ma una morbida gonna viola e un maglioncino leggero nero, l’intimo in pizzo nero, le calze autoreggenti nere e altissimi sandali in vernice di colore nero con gli strass. Nell’aria s’avverte un leggero profumo di lillà, perché io adoro questa fragranza dato che m’inebria i sensi, vengo ad aprirti, in modo sorridente ti dico d’entrare. 

Di |2019-12-16T15:27:05+01:0023 Settembre 2019|Racconti di Dominazione|

Lussurioso ripensamento

Rammento ancora oggi, che da fanciulla mi tastavo sovente in maniera circospetta ma viziosa, perché senz’ispezionarmi per bene sollevavo la gonnella sapientemente impunturata, approdando in conclusione al cotone chiaro delle mie mutandine puerili e innocenti. Là di sotto, in prossimità di quell’ardente brulichio nascosto, e sotto quella foltissima lanugine nera di peli ammassati, che identificavo smascherando gradualmente la femmina matura che stava bisbigliandomi accortamente alle orecchie e al corpo i segreti indecenti e triviali della vita. Là in quella circostanza, infatti, captavo in modo netto un guizzare sovrastante, un vibrare incombente, peraltro non rinviabile al di sotto di quel tessuto chiaro. Eppure, a dire il vero, non mi spingevo più in là, perché avevo la cognizione d’essere come sulla soglia d’una grandezza incognita e inviolata, motivo per questo che non la oltrepassavo. 

Di |2019-12-16T14:12:07+01:0021 Settembre 2019|Racconti sull'Autoerotismo|

Fattezze rassicuranti

Me lo aspettavo in un certo qual senso, ero per così dire interiormente addestrato, coinvolto ed erudito e lo avevo pacatamente appreso mio malgrado, che prima o poi un sole di quella portata m’avrebbe tinteggiato i sogni decorandomi in definitiva le membra e nel contempo m’avrebbe abbellito in ugual modo l’intelletto arricchendolo. Io avevo intuito che quell’aria sarebbe diventata ben presto irrequieta, che quelle nebbie infinite che ricoprono questa piana desolante alla fine si sarebbero diradate per sempre, le notti sarebbero diventate profumate come il sandalo, quello che io accendo peraltro regolarmente, allorquando la legge delle stagioni m’indica la primavera, sì, perché quando c’è il clima mite io allargo le braccia e mi scaglio per terra, fissando il cielo con il naso all’insù. 

Di |2019-12-16T14:37:53+01:0016 Settembre 2019|Racconti Erotici Etero, Racconti Trans|

Sono annientata

E’ già da parecchio tempo che indispettita e alquanto sdegnata ci rimugino appresso analizzando tutto ciò che mi è capitato, nel mentre che sono distesa sul canapè che fumo una sigaretta, dal momento che tento di scacciare via la contrarietà e lo sgradito malcontento immagazzinato. Ieri pomeriggio tu m’hai testualmente sbatacchiato il telefono in faccia, ultimando ruvidamente e con indiscussa villania la comunicazione. Tutto questo che hai compiuto ti sembra un accomodamento di poco conto? Una soluzione adeguata da parte tua? A ben vedere, con questa scenografia che hai appena combinato, è la terza volta che accade in breve tempo, mentre io sono pienamente ottusa e per di più lenta a capire, giacché ti sto persino morendo dietro. Poco intelligente e azzarderei fessa e sciocca pure io, in quanto a dire il vero non sono capace e faccio fatica quando sono distante da te. 

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